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Guido d'Arezzo (992-1050 circa)


Fu monaco dell'abbazia di Pomposa, presso Ferrara, dove iniziò gli studi di teoria musicale, ma le sue innovazioni didattiche gli valsero l'ostilità dei confratelli; si stabilì allora ad Arezzo (1023 circa).

A quell'epoca i canti dovevano essere imparati a memoria dalla voce del maestro e non era possibile apprendere una melodia sconosciuta senza ascoltarla.

Guido d'Arezzo ideò il suo metodo pedagogico utilizzando l'Inno a San Giovanni:


Nell'inno le sillabe iniziali rappresentavano la intonazione relativa dei sei suoni. Il cantore poteva quindi intonare a prima vista un canto mai udito prima, sostituendo il testo con queste sillabe che avevano tra loro un preciso rapporto di altezza. Nei secoli successivi in alcuni paesi (Italia, Francia, Grecia...) le sillabe furono utilizzate per indicare le altezze assolute (misurabili in Hertz) perdendo quindi la loro funzione originaria. Per quanto riguarda il problema dell'utilizzo dlla solmisazione nei paesi in cui ciò avvenne può essere interessante leggere la relazione presentata da Michaelis Patseas (direttore del Conservatorio Kodá di Atene e past president della IKS) in occasione del XII° Simposio Internazionale Kodály svoltosi ad Assisi nel 1995. (La lettura è riservata ai soci AIKEM in regola con la quota annuale).

Un altro espediente attribuito al monaco Guido, benché non si trovi il minimo accenno a questa pratica nei suoi scritti, è la "mano guidoniana": si usava associare le note della scala alle dita di una mano e alle loro articolazioni, probabilmente come aiuto alla memorizzazione.




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